...la schiavitù dei sensi porta alla confusione...

Il pensiero conduce a Dio...

Dio mi ha donato il pensiero per poterlo raggiungere...

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Note:

In questo blog non sono graditi commenti con bestemmie, volgarita', trivialita'. La vera libertà, e' sempre rispettosa del prossimo, tutto il resto è solo maleducazione e ignoranza. (I commenti anonimi, a mia discrezione saranno eliminati!) Grazie

Aspetto invece i commenti di chi si vuole veramente cimentare con il più alto valore della mente umana, "la Libertà nella Verità".

"...Che cos'è la verità? "
(Gv 18,38)

...a volte siamo proprio ciechi...
(come Pilato...)

31/08/2004

 

Il senso del “filosofare… (un ritorno alle origini)

(pensieri liberi di Alkall 31-08-2004)

 

Il senso del filosofare...Che senso può avere, “raccogliere” le varie “dimostrazioni sulla esistenza di Dio”, in un tempo in cui tutte queste “dimostrazioni”, sono state “superate” e “confutate” dal “materialismo”, che impone i limiti della filosofia dentro il campo esclusivamente del “sensibile” e considera “probante” solo ciò che soddisfa una “esperienza nella realtà materiale” ?

Secondo me , ha senso quando affermiamo che questa “nuova filosofia”, (che inizia col “dubitare” di Cartesio…), ha compiuto una “violenza culturale” arbitraria e insensata, cambiando gli “assiomi” di partenza (le regole del gioco), e devastando gli spazi “sacri” della metafisica, dell’etica e della morale.

Sarebbe come dire che “ha cambiato l’unità di misura” il sistema di numerazione (es. da decimale a binario…). Ciò che prima era vero (senza nessun sforzo..), ora non lo è più!


Dico, “arbitrario”, perché non è stato fatto rispettando le regole, ma cambiandole!!


Come dire che da un certo momento in avanti, non è stata fatta più “filosofia”, ma un’altra “cosa”… che d’ora in avanti chiamerò “peudofilosofia”.
Se poi andiamo ad analizzare anche più in profondità, “l’operazione politico-culturale-teologica”, (più che filosofica), compiuta. Possiamo notare che, principalmente, è nell’ambiente “Cristiano Protestante” che questi pensatori, si sviluppano e muovono, in “tempi” di grande “tensione” religiosa tra “Protestantesimo” e “Cattolicesimo”. Come dire che il “materialismo” è nato in seno al “Cristianesimo” e servito su un “piatto d’argento” agli avversari di Dio e della chiesa. (Un “tumore”, frutto di divisioni e discordie…). E tutto questo ha inciso, influenzato e condizionato fortemente il pensiero filosofico. Se così fosse, si può ora comprendere lo sforzo compiuto, con l’obbiettivo (a priori), di “danneggiare i dogmi di fede”, più che quello libero di ricercare “la verità” o più “metafisico”, “ricercare una sapienza di vita”. So che siamo in tempi di “Ecumenismo”, e dobbiamo fare il possibile per cercare “l’unità dei Cristiani”… Ma sono anche convinto, che senza “fare verità”, su ciò che “per secoli” si è “soffocato” e ha prodotto “divisione”, non si “avvicina”, bensì si “allontana”, il momento dell’abbraccio con le chiese “Riformate”.
Ecco allora il senso di ripartire dal punto dove sono state “tradite le regole”, per riappropriarsi del “pensiero libero” che “fa progredire” l’uomo, e non “lo abbruttisce”… Che lo “ripone” al giusto posto nella “creazione”.

(Infatti questo “materialismo” ci propone un “uomo-scimmia”, o un “non-essere” come “polvere vagante nel buio vuoto”, “nulla nel nulla”… credo che ci sia da “ribellarsi” senza esitazione!!!)
Dopo quasi tre secoli di “demolizione”, possiamo tirare le somme di questa “devastante” operazione “pseudofilosofica”.


ABBIAMO SOFFERTO TUTTI!


I “Cristiani”, perché vedono calpestata la loro fede, e la loro “dignità di uomini”.
I “Materialisti”, perché “illusi” di conseguire nuova libertà e benessere per l’intera umanità, si sono invece accorti che “egoismo e violenza” hanno “travalicato”… e tutto “il pensiero”, è “sfuggito loro di mano”.
(molti filosofi credenti, in buona fede, che hanno ceduto al fascino del materialismo, “si rigireranno nella tomba” vedendo gli imprevisti effetti del loro pensiero…nella società di oggi…).

Senza contare che “l’autonomia” stessa del “pensiero filosofico”, ha dovuto “cedere e sottomettersi” alla “strapotenza” delle nuove “lobbies economiche”, che pongono alternativamente “la verità della Scienza”, o “la verità della Psicologia” al vertice delle “pseudoculture”, che “condizionano le ideologie”.
Ideologie che non c’è bisogno di ricordarlo, sono spesso “orribili e devastanti”… e si sono trasformate ( e continuano a trasformarsi!), in “dittature destabilizzanti, funeste e terribili”. Che hanno portato l’uomo, (NON DIMENTICHIAMOLO!), in soli tre secoli, sull’orlo dell’autodistruzione… e scusate se è poco!


Allora “il senso” di riprendere “l’equilibrio del pensiero”, c’è tutto! Ed è un senso pieno e liberante!


E’ mia convinzione, che tutte le confutazioni alle dimostrazioni sulla esistenza di Dio, non abbiano alcun valore, in quanto viene rifiutata e di fatto non presa in considerazione “la categoria dell’ente spirituale”.

Dato che nell’uomo, “in qualsiasi uomo”, da sempre è “innata” la capacità di “trascendenza”.

Sono convinto altresì che non è possibile stabilire come “assioma” la sola possibilità di “esperienza nel materiale” dell’uomo. Per poi fare “scempio” di tutto quello che “odora” di “trascendente”.
Questa è una operazione arbitraria! Non filosofica! E anche se fosse possibile, non è accettabile, ne conveniente. (Purtroppo, quello che si può intuire, ma non dimostrabile, è che non è più il desiderio filosofico della “sapienza di vita” a condurre la riflessione, bensì “l’ambiguo e bieco” obbiettivo di “affossare i dogmi fideistici” di qualsiasi genere essi siano, fino a farne “tabula rasa” … se ciò fosse possibile).


E questo è il tradimento della filosofia !


Consola il fatto che nessuna “teoria pseudofilosofica materialista”, finora, è riuscita a “intaccare o scalfire”, le varie “dimostrazioni sull’esistenza di Dio”, rimanendo nell’ambito della VERA FILOSOFIA!

(questo è solo il mio pensiero… aspetto conferme e contestazioni, e mi auguro che siano soprattutto i giovani a farlo! Noi che abbiamo qualche anno in più, dobbiamo sempre chiedere perdono a loro “i giovani”, “i nostri figli”, per averli fatti venire al mondo, “in questo mondo”…)

 

 
















elucubrato da: alkall alle ore 09:51 | link | commenti (33)
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21/08/2004


"Non cerco di capire per credere, ... ma credo per capire!"

(S.Anselmo d’Aosta – Filosofo – Vescovo – Dottore della Chiesa Cattolica)

In un “post” precedente (vedi più sotto…), dicevo che “Chi pensa, ha già deciso prima, dove fermare il suo pensiero!”. Ad esempio, un ateo, si fermerà un po’ prima di incontrare Dio (dato che l’ateo, più che un povero disgraziato che non ce la fa proprio a “credere”,… è uno che non vuole proprio credere in Dio, neanche di fronte all’evidenza dei fatti!). E di fronte alla “volontà”, si piega ogni filosofia… Ecco che come l’ateo non vuole credere in Dio, così il credente non vuole credere nel nulla. (e mi pare che cambiare Dio che è luce e speranza, col nulla, sia un cambio un po’ svantaggioso... per dirla in termini umani)…

E’ bello, perciò, prendere in considerazione questa stupenda meditazione di S.Anselmo d’Aosta, subito dopo aver ammirato e gustato la testimonianza di Edith Stein.
Il punto di partenza (o di conversione…), è perciò “ un atto di fede abbandonato e libero”.

Dalla “Rivelazione”, (Sacra Scrittura), abbiamo moltissimi esempi di come Dio, per “farsi presente”, ci chiede di “credere iniziando con un atto di fede in Lui”. Nell’Antico Testamento, “le prove” di fede dei Patriarchi, sono esemplari… La storia di Abramo, e poi di Mosè, e Davide e via via fino a Gesù quando questo aspetto “metafisico” di Dio, si fa più evidente… Quante volte Gesù guarisce di fronte a una fede già presente… ”Coraggio, figliola, la tua fede ti ha guarita”(Mt 9,22) - ” Và, la tua fede ti ha salvato. E subito riacquistò la vista…” (Mc 10,52) - ” Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!” (Lc 17,19) - Tu credi nel Figlio dell'uomo?… Ed egli disse: «Io credo, Signore!». E gli si prostrò innanzi. Gesù allora disse: «Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono diventino ciechi (Gv 9,36-39).
Chi non conosce ancora bene, questo aspetto, questa prerogativa di Dio,
viene privato dei mezzi e delle basi per poter credere!

Ma torniamo subito a S.Anselmo. E’ una figura splendida di credente vissuto tra l’XI e il XII sec. Filosofo, abate in Normandia, nell’abazia di Bec, Vescovo di Canterbury, Santo e dottore della chiesa Cattolica. Punto di riferimento della Filosofia moderna, è vivo interprete del suo tempo, facilmente relazionabile col nostro, in quanto già alla sua epoca l’espansione rapida delle città Europee, richiedeva sempre più libertà di espressione e sviluppo degli interessi culturali, filosofici e scientifici. Anche S.Anselmo, stimolato dalla Chiesa stessa, stila una sua “dimostrazione dell’esistenza di Dio”. Ma questa, a differenza delle altre è davvero “particolare”. Lui stesso ci tiene ad evidenziare, che senza la luce della fede “l’uomo è stolto”, si affatica e si illude di capire, ma non capisce!

Il suo “Proslogion”, inizia proprio con una preghiera a Dio, perché illumini la sua mente, per comprendere la “Verità”. Chiede a Dio, umilmente, di rivelargli i segreti del suo “essere eterno”.
Questo è molto bello, è semplice, è umile, è adatto a tutti, e non solo ai “sapienti e letterati”, ci fa vedere un Dio che si abbassa, fino a incontrare ognuno di noi (Kenosis).
Prerogativa fondamentale per comprendere il pensiero di S.Anselmo, è ammettere due cose:

- Che “l’uomo è capace di Dio” (cioè può comprendere che esiste…)

- Che “il piano della realtà e quello del pensiero sono distinti” (fatto che ognuno di noi sperimenta in se stesso)

Riporto il testo:

L’obiettivo del trattato è duplice: dimostrare che Dio esiste e che è "quello che crediamo". Quanto al primo punto la dimostrazione procede da una definizione offerta dalla fede stessa: Dio è quella cosa di cui nulla può pensarsi di più grande. Orbene, come dice il salmo, "lo stolto disse in cuor suo: Dio non esiste". Però lo stesso stolto mostra di capire il senso della frase "qualcosa di cui nulla può pensarsi di più grande", evidenziando in tal modo che:

"ciò che intende è nel suo intelletto, anche se non intende che quella cosa esiste".

Ammesso dunque che il piano della realtà e quello del pensiero siano distinti, anche lo stolto però deve convincersi che vi è almeno nell’intelletto una cosa corrispondente alla definizione data, "poiché egli intende questa frase quando la ode, e tutto ciò che si intende è nell’intelletto".

Ma ciò di cui non si può pensare nulla di più grande non può esistere solo nell’intelletto, perché in tal caso dovremmo considerare che sarebbe maggiore quella cosa che non solo è nell’intelletto ma anche nella realtà. Ci troveremmo così di fronte alla contraddizione di concludere che "ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore è ciò di cui si può pensare il maggiore". Pertanto "esiste senza dubbio qualche cosa di cui non si può pensare il maggiore e nell’intelletto e nella realtà".

Precisando ulteriormente quanto affermato (e secondo molti con un argomento distinto da quello formulato fino a questo punto), possiamo aggiungere che se si concorda che ciò che può essere pensato non esistente è minore di ciò che non può essere pensato non esistente, allora "ciò di cui non si può pensare il maggiore" non può essere pensato non esistente, perché in tal modo non sarebbe "ciò di cui non si può pensare il maggiore". Pensarlo in modo contraddittorio equivale a non pensarlo, mentre noi abbiamo ammesso la presenza di questa idea nella nostra mente

Dato che il pensiero può essere di difficile comprensione S.Anselmo stesso ne snocciola il significato...

Tutte le cose contingenti in quanto tali possono essere pensate non esistenti. Solo Dio esiste e non può essere pensato non esistente, mostrando che ciò che l’intelletto prova è vero in quanto coincide con ciò che è creduto. Ma è necessario anche che il pensiero escluda che esista qualcosa migliore di questo essere. Infatti, poiché la creatura è per natura inferiore al creatore, è impossibile che ne conosca e ne giudichi l’essenza; quindi siamo indotti ad ammettere che nulla sia migliore di Dio poiché, se Egli mancasse di qualcosa e fosse giudicato da una creatura, non sarebbe più Dio. Orbene, se Dio esistesse soltanto come tutti gli altri esseri, non soltanto non esisterebbe come Dio, ma non esisterebbe affatto. Egli è l’essere necessario e il fondamento degli enti contingenti: tutto esiste in lui e per lui. Per questo non può essere pensato non esistente.

Dato il rigore e la chiarezza di questo argomento, come può l’insipiente sostenere che "Dio non esiste"? Il fatto è che egli non solo è insipiente ma anche stolto, privo di facoltà razionale, dato che nega ciò che appare logicamente inconfutabile.

Ho prima detto che S.Anselmo è la base di gran parte del pensiero filosofico moderno. (e avro tempo spero per spiegare questa affermazione…). Nessun filosofo “onesto” si è sottratto dal confrontarsi col pensiero di S.Anselmo! Tra i primi Duns Scoto che perfeziona la dimostrazione di S.A. Ciò consiste nel sostituire al generico medio della formula anselmiana "essere nell’intelletto" quello filosoficamente molto più preciso di "essere possibile". In tal modo la formulazione diventa più chiara e rigorosa, e suona:

"Nessuno, nemmeno l’insipiente che nega l’esistenza di Dio, può negare che Dio (ciò di cui non si può pensare il maggiore) sia pensabile e quindi anche possibile. Ma se Dio è possibile, esiste. Dunque Dio esiste".

Tuttavia Scoto ritiene che la prova, anche così corretta, non abbia la forza di una “apodittica” dal momento che la possibilità di Dio è dimostrabile solo a posteriori. E qui dovremmo fare un salto nella sua filosofia, ma non adesso! (Da Duns Scoto attinge Heidegger) Direttamente da S.Anselmo invece moltissimi filosofi come Cartesio, Leibniz, Spinosa, Malebranche, Hegel… e più recentemente K. Barth e A. Stolz e ancora Whitehead, C. Hartshorne e mi fermo perché non si finirebbe più! Ancora oggi la filosofia di S.Anselmo è fondante, degna di essere studiata, approfondita e compresa.

Sono proprio contento di aver pubblicato questo post, spero che sia di ulteriore stimolo come lo è stato quello di “Kant” (che ha snobbato S.Anselmo, e si sono visti i risultati…), e quello della Stein…

E termino riassumendo sinteticamente i concetti qui espressi:

intellectus quaerens fidem

la ragione non è autosufficiente: deve rivolgersi alla fede per avere la spiegazione ultima dell'enigma della realtà

fides quaerens intellectum

ma chi crede non azzera la ragione, anzi la valorizza fino in fondo cercando il più possibile di rendersi "ragione della propria fede", senza poterla però "dimostrare"

E da questo punto potremmo tranquillamente trasferirci nell’Enciclica “Fides et Ratio” del Santo Padre Giovanni Paolo II°

(ma questa è un’altra storia… alla prossima Ciao, ciao…)













elucubrato da: alkall alle ore 11:40 | link | commenti (177)
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09/08/2004

Il pensiero conduce a Dio

 

Edith Stein nel 1925Chi mi ha seguito finora, in questo riflettere, (cogitare), avrà certamente colto una “parvenza” di percorso organico (spero), che partendo dalla massima di Cartesio: “Cogito ergo sum” (che è anche un tentativo di dimostrare l’esistenza di Dio, usando la sola razionalità… matematica), e passando attraverso varie altre esperienze di pensiero, sia verso, che contro il trascendente, siamo approdati al “nocciolo filosofico”: “La ricerca della Verità”. Per quanto limitato o discutibile, questo mio umile lavoro, potrebbe suscitare più di un interrogativo, in chi non passa troppo frettolosamente o superficialmente su queste righe…

Dice Edith Stein: “Chi cerca la verità, cerca Dio, che lo sappia o no…”. Ogni “anima” ansiosa di avvicinarsi alla “verità del senso di esistere” dell’uomo, è incamminata all’incontro con Dio stesso, autore della vita.

Oggi in tutto il mondo Cristiano si ricorda la figura di Edith Stein, (non a caso… Patrona d’Europa…).

E’ significativo, per me, che stò preparando da tempo questo lavoro, che sia pronto proprio oggi…

Pubblicando oggi questo post, so di far contenti molti amici, è un piacere soprattutto mio ricordare la stupenda figura di Edith Stein, filosofa di altissimo spessore, ebrea convertita al cristianesimo, suora Carmelitana e martire per la fede nel campo di sterminio di Auschwitz: “Andiamo a morire per il nostro popolo”, dice alla sorella Rose (anche lei perita nella camera a gas…).

“La sete della verità, era la mia sola preghiera”, dirà ricordando se stessa, prima della conversione…

La sete della Verità, della Stein, la porta a “sperimentare” l’incontro con Dio. La sua formazione filosofica infatti è fondata sulla “fenomenologia”, di Edmund Husserl, suo professore universitario e maestro. Anche se si staccherà ben presto dalle conclusioni "dicotomiche" di Husserl (fede separata dalla ragione…), la Stein dirà di lui:“Il suo modo di guidare lo sguardo sulle cose stesse e di educare a coglierle intellettualmente con assoluto rigore, a descriverle in maniera sobria, fedele e coscienziosa, ha liberato i suoi allievi da ogni arbitrio e da ogni fatuità nella conoscenza, portandoli a un atteggiamento cognitivo semplice, sottomesso all'oggetto e perciò umile. Nello stesso tempo ha insegnato a liberarsi dai pregiudizi e a togliere tutti gli ostacoli che potrebbero distruggere la sensibilità verso intuizioni nuove. Questo atteggiamento, a cui ci ha responsabilmente educati, ha liberato molti di noi, rendendoci disponibili nei confronti della verità cattolica".

A tutti quei pensatori, studenti o filosofi di esperienza voglio dire di studiare bene l’esperienza di vita (breve ma intensa…) di questa donna! In lei c’è la risposta a moltissime questioni ancora dibattute in campo filosofico… E un esempio concreto e completo di ricerca filosofica della verità. Che passa dallo studio sincero, impegnato e assiduo, compiuto a livello razionale, per integrarsi a quello fenomenologico e completarsi con quello esperienziale. Può essere “il cammino tipo” di ogni pensatore onesto che, come dice la Stein, diventa “libero da pregiudizi e toglie gli ostacoli che distruggono la sensibilità” (sublime…).

Un passo fondamentale che compie Edith Stein è “l’esperienza del dolore”. Nel 1917 a causa della morte del suo caro amico e confidente Adolf Reinach, si reca a casa della vedova per consolarla e stare in sua compagnia… qui può constatare la forza della fede cristiana di fronte al dolore, la moglie di Reinach infatti da testimonianza di serenità e accoglienza del dolore come solo un cristiano può fare… Edith Stein ne resta impressionata e la spingerà a interessarsi al problema della fede, che la porterà a convertirsi al Cattolicesimo e a farsi suora per Cristo. Non dimenticò mai questo suo primo incontro con Cristo, che fu nel segno della Croce (dolore per la morte di un amico), così che quando prese i voti, volle chiamarsi Suor Benedetta della Croce. Il suo ultimo libro “Scientia Crucis”, non è concluso con le sue parole, ma con la testimonianza del suo martirio…

Leggiamo quanto profonda, filosoficamente e spiritualmente è la sua scoperta di Dio: "Donde viene questo essere che la persona sperimenta come ricevuto? ll mio essere, per quanto riguarda il modo in cui lo trovo dato e per come vi ritrovo me stesso, è un essere inconsistente. Io non sono da me! Da me sono nulla, in ogni attimo mi trovo di fronte al nulla e devo ricevere in dono, attimo per attimo, nuovamente l'essere. Eppure questo essere inconsistente, è essere, e io in ogni istante sono in contatto con la pienezza dell'essere.
Il divenire e il passare rivelano l'idea dell'essere vero, eternamente immutabile [...] In questo mio essere fugace colgo alcunché di duraturo. [...] E' la dolce beata sicurezza del bambino sorretto da un braccio robusto, sicurezza oggettivamente considerata, non meno ragionevole. O sarebbe ragionevole il bambino che vivesse con il timore continuo che la madre lo lasciasse cadere?...
Dio, per bocca dei profeti, mi dice che mi è più fedele del padre e della madre, che egli è lo stesso amore, allora riconosco quanto sia ragionevole la mia fiducia nel braccio che mi sostiene e quanto sia stolto ogni timore di cadere nel nulla, a meno che non mi stacchi io stesso dal braccio che mi sorregge".

Dopo il cammino che abbiamo fatto insieme, queste parole dovrebbero essere comprese e valorizzate ancor maggiormente, perché la Stein ci ha insegnato anche un’altra cosa: Non c’è bisogno di usare “paroloni altisonanti” per dissertare di filosofia, la sua semplicità discorsiva, la sua purezza dialettica è una scuola di umiltà e semplicità per tutti noi… Stiamo attenti anche alla violenza intrinseca del linguaggio…

In una “notte di solitudine”, nel “silenzio di una biblioteca”, avviene il fatto straordinario che le fa esclamare: “Questa è la Verita!”… aveva appena finito di leggere tutto d’un fiato “l’autobiografia” di S.Teresa d’Avila.

Il cammino successivo, tutto incentrato sull’assestamento interiore tra ragione e fede, le fa dire: "Faccio progetti per l'avvenire e organizzo di conseguenza la mia vita presente. Ma nel profondo sono convinta che si produrrà un qualche avvenimento che butterà a mare tutti i miei progetti. E' la fede viva, la fede autentica alla quale ancora rifiuto di consentire, è a questa fede che io impedisco di divenire attiva dentro di me".

E’ un po’ la storia di tanti di noi… le resistenze, il combattimento della buona battaglia… finchè non si giunge a comprendere ed esclamare come Edith:

 

“Realizzo pienamente la verità, nel donarmi, nell’abbandonarmi totalmente all’Amore”

 

“Più uno si rivolge a Dio, più deve portare nel mondo la presenza di Lui…”

 

“La mia professione, d’ora in poi, sarà l’amore”



elucubrato da: alkall alle ore 11:38 | link | commenti (54)
categorie: la verit
07/08/2004

“àtirev”… il trucco di capovolgere la “Verità”

 

L'eterna lotta tra la verità e la menzognaPrendo spunto da una serie di commenti e provocazioni recenti, per proporvi una riflessione su una tattica dialettica, vecchia quanto il mondo… “Il capovolgimento della verità”.

(nel titolo scherzosamente ho capovolto la parola “Verità” e significativamente, non ci si capisce più niente! Quel che ne esce è solo uno sgorbio… la verità è scomparsa…)

A tutti sarà capitato (fin da piccoli), che in qualche occasione pur dicendo la verità, non ci hanno creduti, mentre chi diceva una menzogna invece era preso per sincero. Questo succede regolarmente tra i bambini, con relative lacrime e prime sofferenze. Ma continua per tutta la vita in forme sempre più sofisticate ed eleganti. Colui che riesce a convincere con la menzogna, si specializza sempre più, credendolo, magari, un dono naturale. Credendo di essere nato nella categoria dei cosiddetti “furbi”. Viceversa se colui che di solito dice la verità, prova a elaborare una “bugietta”, viene immediatamente scoperto e “messo alla berlina”, passando nella categoria dei “fessi”. Se da ragazzi (e non dimentichiamo le ragazze…), l’impulso primario di mentire è quello di primeggiare sui compagni, crescendo diventa uno stile di vita.

Non per tutti, chiaramente, ma il pericolo c’è, è sperimentabile, ed è reale!

Una delle sofisticazioni della menzogna è “il capovolgimento della verità”. E’ uno stadio più evoluto dell’affermazione elementare: “Non è vero!”

Per esempio, se io dico: La cioccolata è buona, tu che non vai d’accordo con me puoi dire: A me ha fatto venire il mal di pancia. (è una menzogna, naturalmente, ma l’importante è che non si creda a me!) E così chi non ha mai mangiato la cioccolata, si guarderà bene dal mangiarla… Certo è un esempio banale, ma rende l’idea… L’uomo è facilmente influenzabile, credulone e spesso non verifica le cose.

Il capovolgimento della verità, è via via più grave quanto più importante è la verità che si vuole smentire, e le tecniche di occultamento o annientamento della verità diventano davvero dei capolavori di perfidia e psicologia.

Un recente esempio di abile capovolgimento della verità è l’accusa di razzismo a Pio XII°. Il capovolgimento è lampante: "Il Papa nella realtà dei fatti (documentazione esistente…) ha aiutato gli Ebrei".

La “intellighenzia anticattolica”, monta una menzogna in cui si afferma che “Il papa non ha aiutato gli Ebrei”. In questo caso l’obbiettivo non è solo quello di azzerare un bene fatto dal Papa, ma anche tentare di diffamare la chiesa, nel modo più devastante possibile (un “giochetto” dejà vù…)

Oppure il falso storico sull’Inquisizione: Una Opera di carità cristiana che tenta di salvare la fede dei credenti da un massiccio dilagare di paganesimo, satanismo e stregoneria, viene trasformato e ingigantito dai nemici della chiesa in abnorme atto di perfida e crudele persecuzione a dei poveri diavoli e diavole, eretici si, ma “indifesi”… sui quali infieriscono gli inquisitori per schiacciarli come mosche (anzi bruciarli come zanzare)” (La leggenda nera di Rino Camilleri)

Non mi addentro su queste tematiche che ho preso solo come esempio, ma sono disponibile al confronto in separata sede.

Finora abbiamo parlato di "verità relative", legate a fatti specifici, ma, il massimo degli obbiettivi della menzogna è capovolgere la Verità assoluta, cioè Dio stesso! Su questo terreno abbiamo visto cimentarsi dei veri geni della dialettica filosofica, e questo sport è tuttora in voga e ben lungi dall’esaurirsi.

Gesù ci ha detto: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14,6), e dato che solo Dio può fare una affermazione di questo genere ha “meritato” la croce. (sublime è il commento di S.Agostino )

L’avversione dell’uomo per la Verità è perfettamente descritta nella Sacra Scrittura, fiumi di sangue hanno arrossato la terra nella Storia, per soffocare l’annuncio della verità (a cominciare da Abele… arrivando a Gesù… e proseguendo col martirio di S. Stefano). Nonostante Gesù, ci abbia mostrato il volto di Dio che è Padre amorevole, nonostante Gesù avesse “parole di vita eterna” (anche i pagani lo riconoscevano). Nonostante Gesù abbia compiuto segni che nessun altro poteva compiere se non Dio stesso (resurrezione dai morti), dopo duemila anni l’avversione per la Verità è più che mai feroce.

Perciò Dio li ha abbandonati …, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen. (Rm 1, 24-25)

Il massimo “capovolgimento della verità è proprio quando la filosofia dice di cercare la verità e trovarla con “la morte di Dio”. (Nietzsche)

Siamo ancora rimasti alla domanda di Pilato: Che cos’è la verita? (Gv 18,38) Gesù non risponde… tace. Ma questa domanda continua a rimbalzare in ogni angolo della terra e del tempo… senza risposta! Pilato ha davanti a se la Verità, ma non la vede l’uomo ha davanti a se la verità, ma è cieco e non vede, non vuol vedere, vuol continuare a chiedersi, che cos’è la verità…


“Dio è la Verità”, e l’uomo invece dice che “Il nulla è la verità”.


Delirio di onnipotenza dell’uomo… dominatore del “NULLA” !

Attore che impersonifica l’uomo-dio (superuomo)… depresso!

Ridotto a controfigura di se stesso sommerso dai suoi vizi… annichilito, impaurito, solo e sperso“àtirev”

elucubrato da: alkall alle ore 21:56 | link | commenti (16)
categorie: la verit
04/08/2004

Kant, “colosso con i piedi d’argilla…”

 

Kant guarda fuori i fenomeni, e... non vede nulla!Non avevo intenzione di occuparmi di Kant, ma una serie di scambi di vedute di questi giorni, mi danno l’occasione per farlo…

Tutti noi sappiamo quanto questo filosofo tedesco, sia stato determinante per il successivo sviluppo delle filosofie “atee e materialiste”, e che sono giunte fino ad oggi ad esempio col nichilismo

Sappiamo che Kant, pur ammettendo l’esistenza di Dio, lo relega a una proiezione della mente umana, a un essere indefinibile, indimostrabile, non creatore, non giudice, non origine della morale… Insomma a poco più che una ipotesi fantasiosa dell’uomo stesso.
(e pensare che in famiglia ha un fratello “pastore protestante”, e lo stesso professore del
Collegium Fredericianum, dove studia, è il pastore Franz Albert Schultz…)

E tutto questo è conseguente alla pubblicazione della sua maggior opera: “Critica della ragion pura” e annessa teoria “schematica”.

Peccato che tutta la teoria del Kant, si appoggi su un grosso errore… che (diciamo così), la vanifica quasi completamente(anche se Kant stesso ha negli anni tentato di stemperare la rigidità della sua teoria con aggiunte che tamponavano falle concettuali piuttosto evidenti… e questo grazie a Rousseau, F. Hutcheson e Shaftesbury).

Per riuscire a individuare questo errore ci facciamo aiutare ancora una volta dal filosofo italiano Antonio Rosmini… (anche Galluppi e G.M.Scrugli individuarono altri errori Kantiani)

Kant ci dice: “So di non essere gli oggetti del mio pensiero… ad esempio, so di non essere il pane che mangio, il sole che vedo ecc.” “Questo mi è evidente!” “Sono così noto a me stesso, che se non lo fossi, non sarei io!” “Nessuna cosa può essere me, senza che io lo sappia.”

Dunque, l’io contiene la coscienza di se stesso! Senza questa coscienza, non sarebbe nemmeno l’io, ma sarebbe un’altra cosa! Perciò gli oggetti che sono davanti al mio pensiero, sono distinti dall’io! Una legge dei corpi è “l’impenetrabilità”. Così che un corpo, non può stare nel luogo dell’altro.

Ma chi ci dice che questa legge, valga anche per gli esseri incorporei? Cioè per gli spiriti? (oggetti spirituali… passioni, emozioni ecc.). Niente vieta che per gli spiriti, valga una legge opposta, anzi, ciò è tipico e conseguente alla loro diversa natura. Ora, osservando il nostro spirito intelligente, le sue passioni e azioni, scopriamo che obbedisce a una legge diversa di quella dei corpi che si caratterizza per il fatto che : “Gli oggetti del pensiero, possono stare dentro il pensiero stesso, senza confondersi con se stesso!”.

L’osservazione, può essere accettata e confermata, non essendoci alcuna assurdità in essa. Non c’è perciò bisogno di nessun “ponte di comunicazione” tra lo spirito e le cose, perché queste si trovano dentro di esso… e questo modo si denomina: “Cognizione”.

Il sistema del Kant (e del Fiche…), dunque, si sostiene completamente sull’errore di: “una superficiale osservazione della natura stessa dell’uomo”. E proprio conseguentemente a questa superficialità, hanno confuso insieme, le cose più opposte: “Il soggetto” con “l’oggetto”, “il principio” col “termine”. Che se tali cose si potessero confondere, non esisterebbero più, ne “il pensiero” ne “la sensazione”… (scusate se è poco…) A confermare la superficialità dell’osservazione di Kant, contribuiscono anche i suoi “concetti razziali”. Infatti divide le razze in base al colore della pelle e assegna loro dei connotati intellettuali e morali. Sua è l’affermazione: “i negri dell’Africa, non possiedono, per natura, alcun sentimento più elevato della stupidità…” (no comment!) Le conseguenze degli errori di Kant sono piuttosto pesanti… “invalidazione pressocchè totale delle sue due opere più importanti: “Critica della ragion pura” e “Critica della ragion pratica” (basate entrambe sulla categoria erronea in oggetto), e vorrei dire dell’intero suo “schematismo”, dato che l’impianto non si regge togliendo la “categoria” più importante. Ma conseguenza logica più macroscopica è che tutti i pensatori che hanno posto le loro basi sul pensiero Kantiano, non sono più degni di fede! (Fiche, Gadamer, Shelling, Hegel ecc.).

Meditiamo gente, meditiamo…


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02/08/2004

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