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...la schiavitù dei sensi porta alla confusione...
Il pensiero conduce a Dio... Dio mi ha donato il pensiero per poterlo raggiungere...
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... a proposito di "Radici" della nostra esistenza...
(da un articolo di Nives Zaccaria nella rivista R.n.S.)

Dopo aver pubblicato vari post sulla realtà del "male", della "sofferenza", del "peccato" e della "morte"... Adesso, basta! Credo che sia venuto il momento di parlare della:
"SPERANZA CRISTIANA"
Perchè il Cristiano, non è mai "sopraffatto" dal male, non è mai "piegato" dalla malattia, non è mai disperato... Non può esserlo, perchè l'esperienza dell'incontro con Dio, lo riempie di tutto ciò di cui ha bisogno! Di "Coraggio", di "amore", di "gioia" e di "pace". E' la potenza stessa dello Spirito, che lo trasforma in una "Creatura nuova". E' un prodigio, che si deve conoscere...
La società in cui viviamo diventa progressivamente atea e autosufficiente, e si allontana a passi veloci dalla verità di Cristo. Ma per i cristiani, il ripiegamento su questa condizione è impensabile. Come Dio non si rassegna al nostro peccato, così noi non rinunciamo a proclamare con coraggio la nostra fede. Attraverso una intensa testimonianza di vita veniamo incoraggiati ad essere annunciatori della Pentecoste.
Per il laico la vita è una cosa che appartiene a lui solo. Non gli è data da nessuno e non dovrà restituirla a nessuno. E, dunque, lui solo ha il diritto di decidere se e quando porvi fine. Quando, in altre parole, ritiene che la sua vita abbia perso ogni attrattiva e dignità». Questa è l'affermazione di una nota esponente della cultura di sinistra, della quale non indico il nome perché in fondo la sua è un'idea comune a molti rappresentanti del cosiddetto "mondo laico" e quindi della cultura che ad esso fa riferimento. Ho pensato di iniziare da qui la mia riflessione innanzitutto perché non si tratta di un'affermazione fra le tante: è sempre più facile constatare, infatti, come la mentalità di cui essa costituisce il cardine sia andata progressivamente imponendosi in ogni strato sociale, anche fra i credenti. In secondo luogo, perché ritengo che essa possa aiutarci a meglio comprendere uno degli aspetti essenziali della cultura della Pentecoste.
Un’esperienza di vita:
Negli ultimi decenni abbiamo assistito come a una corsa verso un modo di pensare sostanzialmente ateo. Esemplare, da questo punto di vista, l'esperienza di MARIA, (non è il vero nome…), stimata e nota professionista. Cresciuta in una famiglia cattolica praticante, con una formazione religiosa solida, a quindici anni ha abbandonato la chiesa. «Ho semplicemente smesso di avere qualunque rapporto con Dio. Ho preso la mia eredità, come il figliol prodigo, e sono andata via. Volevo essere moderna, libera e non sentirmi giudicata. Volevo decidere di me e della mia vita senza nessuno a cui rendere conto. E ho cominciato a vivere autonomamente, con autosufficienza. Non sentivo la mancanza di Dio, anzi diventavo sempre più sicura di me e delle mie scelte e m i convincevo che" la religione è l' oppio dei popoli". Credevo nella scienza, nelle grandi scoperte dell'uomo, nella tecnologia, in ciò che vedevo e toccavo e diventavo sempre più razionale e critica. Riuscivo in tutto ciò che mi prefiggevo. Anzi eccellevo. La mia unica preoccupazione era di conquistare sempre, in ogni campo, i primi posti. lo ero Dio. lo decidevo cosa fare, quando e in che modo. E ciò che decidevo, si realizzava. Non mi chiedevo più se Dio esistesse o no, semplicemente non mi interessava». Quanta gente ha seguito la strada di MARIA in questi anni, sia pure senza gli stessi risultati a livello professionale ed economico? Come può essere avvenuto tutto questo? Come si può perdere la fede e vivere orgogliosamente come se Dio non esistesse, dopo aver creduto per tanto tempo? Evidentemente ciò è possibile. L'esperienza di MARIA però non finisce qui. Dopo aver costruito la propria vita su valori autonomamente scelti, MARIA incontra il Rinnovamento nello Spirito e ha quindi la possibilità di vivere l'esperienza pentecostale. «Quando entrai per la prima volta nel salone parrocchiale dove si riuniva il gruppo di preghiera, rimasi folgorata. Percepii che lì c'era Dio e quando a un certo punto si levò un canto dolcissimo e melodioso, seppi all'improvviso che egli esisteva ed era lì, che mi aveva atteso a lungo e io, se volevo, potevo tornare da lui».
La novità della Pentecoste:
La Pentecoste, con l'effusione dello Spirito Santo nel cuore dei credenti, segna la fine definitiva di un modo di pensare simile a quello inizialmente indicato. Con la Pentecoste muore l'uomo che ritiene di poter autogestire se stesso e la propria vita, e nasce l'uomo nuovo, che è nuovo proprio perché ha scoperto che tutta la sua esistenza è inserita in un Amore che lo avvolge e lo sovrasta. Leggendo il racconto degli Atti (At 2, 1 e seg.) si rimane colpiti dal cambiamento subìto da coloro che erano rimasti nel Cenacolo a pregare. Gli evangelisti ce ne avevano descritto i dubbi, le paure, ma anche le aspettative e i progetti, fino alla delusione. Ricordiamo ad esempio la condizione dei discepoli di Emmaus, le cui speranze erano crollate dopo la morte di Gesù: «Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele...» (Lc 24, 21). E ancora, la domanda che gli apostoli rivolgono a Gesù prima dell'ascensione al cielo: «Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?» (At I, 6). Nel Cenacolo è avvenuto qualcosa che possiamo paragonare a una vera e propria rivoluzione copernicana. Lo Spirito di Dio viene effuso nel cuore umano e lì opera come una forza che libera dalla legge del rifiuto, del dubbio, della ribellione; in altre parole, come spiega San Paolo, dalla legge del peccato. È così che l'uomo scopre la verità, cioè di essere amato, e raggiunge la libertà, (in quanto, liberato dall'affannosa ricerca di sé), comprende di poter ricambiare l'amore e amare a sua volta. La venuta dello Spirito Santo porta nell'intimo della coscienza una certezza, come un giuramento di Dio: "Ti amerò per sempre e tu sarai capace di ricambiare questo amore...". L'esperienza di MARIA mostra come questa azione assuma spesso i caratteri di una lotta drammatica, tra il desiderio di Dio e la difficoltà ad abbandonare le proprie idee, le proprie ricchezze, la propria libertà e autonomia di giudizio; al tempo stesso ci mostra quanto sia illimitata la potenza dell'Amore: «Non mi piaceva la povertà evangelica, non mi piaceva la radicalità del vangelo, non mi piacevano gli "ultimi posti" in genere. E tuttavia capivo che non c'era altra strada: o con Dio o contro Dio. Avevo ripreso ad andare a Messa, facevo molte elemosine, ma sapevo perfettamente che non era questo ciò che Dio voleva da me. Non voleva qualcosa, voleva tutto, voleva me. Ed io volevo lui, ma non volevo la sua volontà. Per quanto tempo non ho potuto recitare il Padre Nostro! Mi bloccavo quando dovevo dire: Sia fatta la tua volontà. Non potevo trattenere il pianto, ma non riuscivo a proclamarlo Signore. Allora feci un patto con Dio: io ti do ciò che riesco a darti, tu però non stancarti di chiamarmi. E andai avanti così, sentendomi estranea a Dio, ospite nel gruppo che frequentavo a singhiozzi, gelosa di quel Gesù che aveva preso il primo posto nel cuore di mio marito. Quello fu il periodo in cui sperimentai la fedeltà di Dio: non si stancò mai di chiamarmi e tutto mi parlava di lui».
Nati dal cuore di Dio:
È questo il primo grande frutto della Pentecoste, che costituisce anche la radice della cultura cristiana: il riagganciare la vita umana a quella divina. L'amore di Dio, che penetra nel cuore umano mediante il dono dello Spirito Santo, ha in sé tutta l'energia necessaria per spingere oltre se stessi, oltre l'infatuazione autonomistica e l'orgoglio, portando a placarsi nel grande mare dell'Essere. Plasmato da questa forza, come il metallo che viene fuso dall'artista per essere lavorato, l'uomo comprende dal di dentro di essere nato non per un caso accidentale. Egli non ha più paura dell'ignoto perché sa che le sue radici sono nell'universo o, più precisamente, nel cuore di Dio, e perché sa che lì ritornerà quando il suo tempo sulla terra sarà finito. È stato così anche per MARIA «Fu dopo la preghiera di effusione - confessa - che sperimentai di essere veramente figlia di Dio. Mi sentii come una che, dopo aver a lungo guardato dal buco della serratura, vede finalmente spalancarsi la porta e viene ammessa "da figlia" nella casa di suo Padre. Sperimentai con stupore cosa vuoi dire essere amati, seppi cos'è l'amicizia con Dio; mi sentivo libera e felice, mi era facile amare e ricercare la sua volontà. Tutta la mia vita diventava progressivamente un inno di lode a Dio, che mi amava e aveva dato la sua vita per me. Guardavo al mio passato e vi scorgevo le tracce della sua presenza proprio lì dove, invece, io pensavo di avere maggiori meriti. Trovavo gioia nella preghiera e avevo sete della Parola, un gusto nuovo per le cose di Dio e un grande amore per la Chiesa. Non disertavo più le riunioni di preghiera, ma anzi ritmavo i miei appuntamenti in base alle esigenze della vita comunitaria».
Un dono per una società senza cuore:
Che cosa ha da offrire a una società costruita sulla cultura dell' autosufficienza il cristiano nato dalla Pentecoste? La domanda impone prima una constatazione: difficile affermare che il mondo interiore, cioè il mondo degli affetti, dei sentimenti, dell'adesione a forti ideali e a dei valori spirituali sia "di moda" nella nostra società. In questo senso possiamo definirla "malata" o "senza cuore". E allora che cosa possiamo dare come cristiani? Certamente non il fermasi al disagio e al lamento, non la paura del "dove andremo a finire", bensì il coraggio di investire le risorse a nostra disposizione per portare nella mentalità e nei comportamenti collettivi, cioè là dove si ha dell'uomo un'idea non trascendente, la conoscenza di Gesù Cristo fatta nella potenza dello Spirito Santo. Se abbiamo vissuto e continuiamo a vivere l'esperienza della Pentecoste, sappiamo che questo è il primo dono da offrire: Gesù Cristo Signore. Saprà lui, poi, come farsi strada nei cuori.